Capita che d’estate si abbia ‘più tempo’, e allora si torni a fare le cose che ci piacciono di più: ad esempio, io sono tornato al mio solito regime nella visione di film, regime che nell’ultimo anno si era drasticamente ridotto a causa di mancanza di tempo ed energie dati da un impegno veramente incessante..
Fra le varie pellicole che ho visto (e in qualche caso ri-visto), alcune, anche molto diverse fra loro, sono ambientate nel mondo del giornalismo. Allora mi va di consigliarle, spendendoci qualche riga.
‘Dite la verità’
Cominciamo con Billy Wilder (uno dei miei autori preferiti, nonché giornalista in gioventù: su questo si veda qui, dove si racconta anche di una non-intervista a Freud..). Prima pagina è una commedia con la mitica coppia Matthau-Lemmon ambientata in un mondo ormai lontano, quello dei quotidiani degli anni ’20: ricca di massime taglienti sui giornalisti, non perde l’occasione di far riflettere sull’etica professionale. L’asso nella manica (una sorta di remake più recente è Mad city) è un intenso dramma, dove Kirk Douglas interpreta un reporter intenzionato a non lasciarsi sfuggire lo scoop che può risollevare la sua carriera, anche a costo di crearlo lui stesso lo scoop. Il film è del 1951, ma è attualissimo. Lo ritengo un capolavoro, perciò preferisco non dilungarmi: il film ha troppo da dire già da solo. ‘Dite la verità’ è il motto che campeggia sui muri della redazione del piccolo giornale di provincia dove Douglas si ritrova suo malgrado a lavorare.
Epoche a confronto – Sinceri e spietati.
Quasi famosi di Cameron Crowe è il racconto semi-autobiografico del regista, diventato collaboratore della rivista Rolling Stone a soli 15 anni. Il giovane aspirante giornalista rock si ritrova in tour (siamo all’inizio degli anni ’70) con una band appunto ‘quasi famosa’, dove il quasi dipende da lui, che, chiamato a scrivere la storia di copertina, dovrà raccontare un mondo affascinante ma pieno di insidie, imparando a muoversi e a non lasciarsi sopraffare dagli interessi altrui, non tanto per la sua stessa dignità, quanto per quello che è forse l’interesse più importante per un giornalista: raccontare la realtà (anche se per qualcuno è ‘scomoda’). Siate sinceri e spietati.
Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio, è ambientato negli stessi anni, ma racconta la realtà italiana: dove non c’è differenza (purtroppo, aggiugno io) fra giornalismo e politica. Anche questo film è attualissimo, seppur ambientato nell’allora fittizio Il Giornale (siamo nel ’72, quello fondato da Montanelli nascerà solo due anni più tardi). Il meccanismo di creazione del mostro (ah, cara antropologia.. ) per fare notizia e dirigere l’attualità politica e sociale del Paese.
Infine State of play di Kevin Macdonald. L’ho appena visto al cinema. Se ne era parlato molto all’uscita, sfruttando uno degli aspetti che in realtà nel film non è così centrale: la (presunta) contrapposizione fra giornalismo di carta e blog, quindi fra giornalisti vecchia-generazione e giovani blogger. La questione è semplificata fin troppo nelle due o tre scene in cui viene rappresentata (“inserisci qualche fatto la prossima volta che deciderai di vomitare in internet!”, oppure la giovane blogger che non ha mai con sè una penna perché abituata ad internet). In realtà la contrapposizione serve a sottolineare il ‘senso’ che percorre l’intero film: per essere raccontate, le storie vanno prima scoperte, e per fare questo servono impegno, tenacia, coraggio, e prima ancora muoversi dal desk e andare in giro, parlando con la gente.
Insomma, un gruppetto di film buono per dare la carica in vista di un imminente nuovo importante impegno (nel mondo del giornalismo).
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