USA frena i consumi. Durerà?

7 settembre 2009 by

consumismoCe l’abbiamo fatta. Lo scossone finanziario che ha messo in ginocchio migliaia di americani sembra portare anche qualche frutto. Secondo un sondaggio di Zogby Interactive condotto su 41.175 adulti fra il 2 e il 27 luglio scorso, il popolo USA comincia a tirare il freno del proprio (possiamo dirlo? “sconfinato”) consumismo. Più Wal-Mart e meno Tiffany. Due persone su dieci hanno abbandonato oltre il 10% di quello che possedevano. Inutile sottolineare che i meno propensi a lasciare indietro ciò che hanno sono i cittadini con il reddito più basso. “La gente sta passando a uno stile di vita più semplice e meno materialistico”, ha detto John Zogby. Benissimo. Ma quanto durerà?

Cinema (Estivo) sul Giornalismo

27 agosto 2009 by

Capita che d’estate si abbia ‘più tempo’, e allora si torni a fare le cose che ci piacciono di più: ad esempio, io sono tornato al mio solito regime nella visione di film, regime che nell’ultimo anno si era drasticamente ridotto a causa di mancanza di tempo ed energie dati da un impegno veramente incessante..

Fra le varie pellicole che ho visto (e in qualche caso ri-visto), alcune, anche molto diverse fra loro,  sono ambientate nel mondo del giornalismo. Allora mi va di consigliarle, spendendoci qualche riga.

‘Dite la verità’

Cominciamo con Billy Wilder (uno dei miei autori preferiti, nonché giornalista in gioventù: su questo si veda qui, dove si racconta anche di una non-intervista a Freud..). Prima pagina è una commedia con la mitica coppia Matthau-Lemmon ambientata in un mondo ormai lontano, quello dei quotidiani degli anni ’20: ricca di massime taglienti  sui giornalisti, non perde l’occasione di far riflettere sull’etica professionale. L’asso nella manica (una sorta di remake più recente è Mad city) è un intenso dramma, dove Kirk Douglas interpreta un reporter intenzionato a non lasciarsi sfuggire lo scoop che può risollevare la sua carriera, anche a costo di crearlo lui stesso lo scoop. Il film è del 1951, ma è attualissimo. Lo ritengo un capolavoro, perciò preferisco non dilungarmi: il film ha troppo da dire già da solo. ‘Dite la verità’ è il motto che campeggia sui muri della redazione del piccolo giornale di provincia dove Douglas si ritrova suo malgrado a lavorare.

Epoche a confronto – Sinceri e spietati.

Quasi famosi di Cameron Crowe è il racconto semi-autobiografico del regista, diventato collaboratore della rivista Rolling Stone a soli 15 anni. Il giovane aspirante giornalista rock si ritrova in tour (siamo all’inizio degli anni ’70) con una band appunto ‘quasi famosa’, dove il quasi dipende da lui, che, chiamato a scrivere la storia di copertina, dovrà raccontare un mondo affascinante ma pieno di insidie, imparando a muoversi e a non lasciarsi sopraffare dagli interessi altrui, non tanto per la sua stessa dignità, quanto per quello che è forse l’interesse più importante per un giornalista: raccontare la realtà (anche se per qualcuno è ‘scomoda’). Siate sinceri e spietati.

Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio, è ambientato negli stessi anni, ma racconta la realtà italiana: dove non c’è differenza (purtroppo, aggiugno io) fra giornalismo e politica. Anche questo film è attualissimo, seppur ambientato nell’allora fittizio Il Giornale (siamo nel ’72, quello fondato da Montanelli nascerà solo due anni più tardi). Il meccanismo di creazione del mostro (ah, cara antropologia.. ) per fare notizia e dirigere l’attualità politica e sociale del Paese.

Infine State of play di Kevin Macdonald. L’ho appena visto al cinema. Se ne era parlato molto all’uscita, sfruttando uno degli aspetti che in realtà nel film non è così centrale: la (presunta) contrapposizione fra giornalismo di carta e blog, quindi fra giornalisti vecchia-generazione e giovani blogger. La questione è semplificata fin troppo nelle due o tre scene in cui viene rappresentata (“inserisci qualche fatto la prossima volta che deciderai di vomitare in internet!”, oppure la giovane blogger che non ha mai con sè una penna perché abituata ad internet). In realtà la contrapposizione serve a sottolineare il ‘senso’ che percorre l’intero film: per essere raccontate, le storie vanno prima scoperte, e per fare questo servono impegno, tenacia, coraggio, e prima ancora muoversi dal desk e andare in giro, parlando con la gente.

Insomma, un gruppetto di film buono per dare la carica in vista di un imminente nuovo importante impegno (nel mondo del giornalismo).

Se la fortuna non esiste

20 luglio 2009 by

lafortunanonesisteLo scorso weekend avevo deciso di trascorrerlo in eremitaggio. Sono partita per il mare con le migliori intenzioni: cellulare spento, niente internet. C’era da dimenticare di aver trascorso gli ultimi due mesi in una dimensione diversa da questa, dall’altra parte dell’oceano, nella Grande Mela. Mi sono appollaiata su uno scoglio con il mio libro nuovo nuovo, che avevo prescelto fra tanti come lettura da ombrellone, una di quelle con cui ti astrai e non pensi a nulla.

LA FORTUNA NON ESISTE, di Mario Calabresi.

Niente da fare. Ogni pagina mi ha riportata a New York, alle notizie che mi scorrevano fra le mani quando ero lì, alle esperienze che ho condiviso con i miei “colleghi” mentre collaboravo alla realizzazione del documentario “Da Wall Street a Gran Torino”, di Andrea Salvadore. Quel documentario l’ho visto andare in onda il 30 giugno in prima serata. Ed è stato un po’ come osservare il proprio bambino il suo primo giorno di scuola, che con la cartella gigante sulle spalle entra in classe e affronta il mondo.

Alla fine della trasmissione ho pensato che di certi argomenti non avrei sentito più parlare. Delle acciaierie sperdute della Pennsylvania che chiudono e si trasformano. Dell’industria automobilistica che macina licenziamenti con un ritmo impressionante. Del mercato immobiliare in dissesto. E invece eccolo qui, il libro di Calabresi. Una scrittura asciutta, un reportage che sembra scritto in parallelo con quello che io invece ho visto montare in video. Sono storie dell’America che ci prova, che vuole riemergere dalla crisi, che in molti casi ce la fa. C’è una fabbrica d’acciaio in Pennsylvania che chiude i battenti, trascinando in basso un’intera comunità; ci sono i manager di Lehman Brothers che si ritrovano per strada dalla notte alla mattina; ci sono 738 operai di General Motors ”tagliati fuori” dal mercato, ma che non mollano, e si rimettono a studiare insieme ai figli. C’è un bambino afghano poliomielitico che vola negli States e abbatte ogni pregiudizio.

L’ho letto in un soffio, mi è piaciuto. Soprattutto per una serie di belle citazioni. Una su tutte:
  
La fortuna non esiste. Esiste il talento che incontra l’occasione.
  
Ma poi magari l’avete già letto, e allora ditemi che ne pensate.

Le Marche e la Pubblica Amministrazione

21 maggio 2009 by

Sono dati che invitano a riflettere, quelli sulle assenze per malattia dei dipendenti pubblici della Regione.
Basta accedere al sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione e dare un’occhiata ai numeri. Si riferiscono alle strutture dove lavorano più di 50 dipendenti. Per lo più si tratta di enti comunali, ma ci sono anche le amministrazioni provinciali e le aziende ospedaliere più grandi.
Ad aprile 2009, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, le rilevazioni del ministero hanno fatto registrare un netto calo delle assenze dal lavoro. In testa c’è il Comune di Filottrano, in provincia di Ancona, con l’89,7% in meno. Subito dietro il Comune di Cagli, con un -87,1%. A seguire ci sono le amministrazioni comunali di Fabriano, Chiaravalle, Gabicce Mare e Falconara.
Ancona è invece terza in tutta Italia fra le amministrazioni comunali con oltre 500 dipendenti: nel capoluogo dorico il calo è dell’58,9%.
Ben 18 enti registrano una diminuzione che va dal 25 fino al 50%. Fra questi, le aziende ospedaliere San Salvatore di Pesaro e gli Ospedali Riuniti di Ancona e le amministrazioni provinciali di Macerata e Pesaro e Urbino.
Nel settore della scuola invece, a marzo 2009 il personale marchigiano ha segnato un calo delle assenze del 28,6% rispetto allo stesso mese del 2008.

Brunetta, ieri ad Ascoli Piceno, ha dichiarato che Berlusconi ha molti difetti, ma che gli italiani ne hanno più di lui. Lo stesso ministro, che ha un’alta reputazione dei cittadini, ha anche detto che nemmeno Padre Pio sarebbe riuscito a fare ciò che lui ha realizzato nella pubblica amministrazione.

[Dal servizio realizzato oggi. Tranne le ultime righe, evidentemente. ]

RAI

9 maggio 2009 by

Intervista alla Principessa Elettra Marconi, figlia di Guglielmo Marconi, inventore della radio. La signora, 79enne, ad Ancona per l’inaugurazione, presso la Marina Militare, di una sala museale dedicata al padre, che fu contrammiraglio, è contenta.

Principessa, crede che l’Italia abbia ricambiato a quanto ha ricevuto da suo padre? “Sì e no, a momenti. Usa e Regno Unito gli offrivano di cambiare cittadinanza, ma lui non ha mai voluto, amava troppo il suo Paese”.

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Un breve colloquio con un oncologo. Organizzano dei seminari rivolti alla cittadinanza su salute, medicina, etica e società. “Parliamo di medicina e società”.

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P.S. L’inizio in tv del sottoscritto era stato un servizio sugli Harlem Globetrotter.

Probabilità improbabili

21 aprile 2009 by

La ferrovia Fano-Urbino potrebbe riaprire presto? Un evento recente scatena domande e ipotesi. Fonti riferiscono la seguente vicenda: giorni fa un vagone, forse elettrico, di dimensioni piuttosto ridotte e colorato di giallo, sarebbe giunto all’ex stazione ferroviaria di Urbino, fra lo stupore generale. A quel punto, sette individui sarebbero scesi dal mezzo, cominciando a guardarsi attorno. Si vocifera anche sul fatto che avrebbero tagliato un albero. Poi, se ne sarebbero andati. Da dove proveniva il mezzo: da Fano? Piuttosto improbabile. Più facile che venisse dalla più vicina Fermignano. In via della Stazione regna il dubbio e la perplessità. Ma Il Ducato indaga.

I Media, la Scienza, la costruzione della realtà

16 aprile 2009 by

Ciimgscienzaò che sappiamo della scienza, lo sappiamo dai media. E’ infatti attraverso la comunicazione che i progressi del mondo scientifico vengono riportati alla società civile. L’Eurobarometro, rapporto della Commissione Europea su media e ricerca scientifica del 2007, indica che l’interesse per la scienza è più alto rispetto a politica ed economia, e che scienziati e medici sono molto più stimati di politici e giornalisti. Ma il mondo dell’informazione riporta correttamente ciò che la ricerca produce?

I fatti scientifici divengono temi di comunicazione in molti modi. Non solo attraverso l’informazione specializzata, ma anche attraverso quella generalista. “Occorre distinguere almeno tre tipi di comunicazione della scienza” dice Mario Menichella, scrittore scientifico free lance, autore di Professione divulgatore: “C’è la divulgazione propriamente detta, attraverso cui vengono spiegate le scoperte della scienza; poi c’è l’attività di informazione, la cronaca delle novità del mondo scientifico, compiuta dai giornalisti specializzati; infine l’infotainment, commistione fra informazione e intrattenimento”. In questo panorama, se internet ha creato nuovi spazi (come gruppi di discussioni e blog) dove, oltre all’informazione e alla didattica,anche chi non è del settore può occuparsi di hobby scientifici, “la televisione – prosegue – gode del vantaggio di poter trattare alcune materie, come l’astronomia, che si prestano ad essere messe in immagini”. Ed è proprio la tv – sempre secondo l’Eurobarometro – il mezzo preferito a cui attingere informazioni scientifiche, specie con i documentari. Poi vengono giornali, radio, internet e magazine. Gli argomenti più trattati sono la biomedicina e l’ambiente (dati Sissa, Scuola Internazione Superiore di Studi Avanzati), che sono quelli poi ritenuti più interessanti dal pubblico (Eurobarometro). Determinati ambiti scientifici allargano la discussione all’intera società, finendo sulle prime pagine dei quotidiani e dei telegiornali, basti pensare alle emergenze alimentari e ambientali, al dibattito sulla bioetica e alle catastrofi naturali.

Ma la comunicazione scientifica aiuta i cittadini ad acquisire consapevolezza? Secondo Giovanni Spataro, redattore di LeScienze, mensile, edizione italiana di Scientific American, questo per lo più avviene, perchè “anche quando l’informazione non è troppo precisa, incuriosisce e spinge a saperne di più”. D’altronde, si può fare il confronto con altri settori: “Chi ha capito tutto riguardo alla crisi finanziaria, o alle questioni di politica internazionale?”. Il giudizio sull’informazione scientifica può essere dunque positivo. Ci sono progressi rispetto al passato: “Oggi finalmente anche i caporedattori cominciano ad occuparsi di scienza, prima non era così”. Proprio a voler trovare un difetto “forse, con la popolarizzazione delle scienze, è che spesso si vanno a cercare argomenti troppo pop”. Il compito é delicato. Occorre sempre verificare che le ricerche scientifiche di cui si sta parlando siano già state pubblicate su riviste riconosciute nel mondo scientifico. Gli stessi criteri che rendono notiziabile un evento scientifico, a volte non coincidono con quelli classici della cronaca giornalistica. Non é sempre facile “trovare la giusta misura fra la necessità dei giornalisti di raccontare in tempo utile e quella degli scienziati di essere precisi”, come dice il professor Stefano Santini, che insegna Sismologia ad Urbino, riferendosi alla cronaca del terremoto in Abruzzo. In fondo il rischio del sensazionalismo è sempre presente. “Spesso basta un titolo sbagliato per rovinare un ottimo articolo”, avverte Edoardo Rosati, medico e caposervizio delle pagine della salute di Oggi. “Perciò è bene interagire fino all’ultimo con i caporedattori ed evitare eccessiva enfasi”. Nel settore della salute il pubblico è molto esigente, anche perché in questo ambito così delicato “ogni lettore è un potenziale paziente”. E da pazienti, spesso, si affidano alla testata. Trascurando magari il medico generico. In molti casi infatti la comunicazione medico-paziente latita, e i redattori si ritrovano di fronte a domande molto specifiche. “Noi però invitiamo sempre a far riferimento al medico di base, perché si rischia una sovrapposizione dei ruoli molto pericolosa”, precisa Rosati. Nonostante i settimanali permettano poi un maggiore approfondimento rispetto ai quotidiani, gli ambiti che più interessano i lettori sono quelli più prossimi alle loro condizioni di salute. In cima: l’osteoporosi, l’oculistica, la sessuologia e la stitichezza. “Sono i problemi più concreti a generare più domande”.

“Negli ultimi anni è cambiata la comunicazione della scienza. C’é la divulgazione, ma anche l’intrattenimento, l’educazione, la partecipazione pubblica, e sempre più importanti sono l’interazione delle imprese e le pubbliche relazioni, e richiedono strategie diverse” dice Nico Pitrelli, ricercatore in Comunicazione della scienza alla Sissa di Trieste. “Non c’é solo bisogno di ‘traduttori’, ma anche di produttori di contenuti, e diversi sono anche i pubblici, talvolta molto competenti, che sono in grado di orientare la ricerca. Il medico e lo scienziato da soli non possono risolvere tutte le questioni che hanno a che fare con la conoscenza e la società: i media più che uno specchio della realtà scientifica sono un luogo dove costruire la realtà”.

Raffaello e Urbino, un rapporto inedito

12 aprile 2009 by

Piccola Madonna Cowper, in esposizionePrima o poi la primavera doveva arrivare. Scendi da un pullman a borgo Mercatale, ti incammini per salite che spezzano il respiro e poi finalmente recuperi il fiato a piazza duca Federico, tutta restaurata. Un bel sole tiepido. Acquisti il tuo biglietto nel porticato del palazzo ducale, nove euro. Raffaello costa caro. Due rampe di scale e comincia il viaggio.

La luce scende di colpo, il salone del Trono si intravede appena, l’attenzione si concentra inevitabilmente solo sulle opere del Rinascimento urbinate. L’allestimento è curatissimo, propone nicchie di diversa dimensione e profondità. Alcuni dipinti sono protetti da teche, altri sono lasciati alla visione ravvicinata dello spettatore. I faretti li illuminano di un giallo tenue, che valorizza e dà enfasi ai colori. Il percorso espositivo propone un “racconto” che comincia da Giovanni Santi, padre e maestro di Raffaello, e serve a ricostruire il suo stretto legame con il territorio e con Urbino. La sala offre inoltre le opere di quei pittori che furono vicini alla formazione giovanile di Raffaello. Si può osservare il Perugino, con le storie della vita di Maria; proseguendo con lo studio di Maddalena in ginocchio di Timoteo Viti, che il Vasari definì “gagliardo disegnatore […] del quale sono alcuni disegni […] molto belli e certamente lodevoli”. Sempre di Viti, l’opera i santi Tommaso Beckett e Martino con il vescovo Giovan Pietro Arrivabene e il duca Guidubaldo, propone sullo sfondo un paesaggio che secondo alcuni critici è frutto di un bagaglio di memorie visive del Montefeltro.

Un librone è aperto su una pagina datata 11 ottobre 1507, la calligrafia impeccabile e ornata trascina indietro a quel giorno, sigla l’impegno preso da Raffaello di dare cento fiorini alla Camera ducale per conto della famiglia Cervasi.

Al ventesimo dipinto, ecco i primi firmati dal Sanzio. Il paragone con il padre e i suoi contemporanei non lo scalfisce, anzi lo esalta. Il busto di un angelo, il Padre eterno, la Vergine Maria sono frammenti superstiti della pala dell’Incoronazione di San Nicola da Tolentino, commissionata per la cappella Baronci a Città di Castello. Furono chiamati a lavorarci il giovane Raffaello ed Evangelista da Pian di Meleto. I verdi e i rossi sono quelli ereditati dal padre Giovanni: la pala Buffi (distante solo pochi metri) ne è la dimostrazione.

La seconda sala espositiva ha una nuova atmosfera, più intima e accogliente. L’appartamento della Duchessa, un manifesto di architettura sobria e armoniosa, ospita alcuni dei più preziosi capolavori raffaelleschi. Uno dietro l’altro. La tavoletta di Santa Caterina d’Alessandria, che nei caratteristici colori oro e blu del verso vincola il pittore alla città ducale. Si cammina quasi in punta di piedi, per non far rumore. I ritratti di Elisabetta Gonzaga e di Guidubaldo da Montefeltro, uno accanto all’altro, provenienti dagli Uffizi di Firenze. I personaggi sono entrambi raffigurati a mezzo busto in posa frontale, austeri. Il nero delle vesti, in quanto “non colore”, era considerato di raro pregio per le difficoltà tecniche della sua realizzazione. E poi due opere piccole in dimensioni, ma preziose nella fattura e nei colori: San Michele e L’Allegoria. Anche qui, sullo sfondo in lontananza si intravede un paesaggio montuoso, forse urbinate. Qualche passo e si ammirano la Sacra famiglia con l’agnello, la Madonna con Bambino e la Madonna Cowper, quest’ultima arrivata a Urbino dalla National Gallery di Washington.

In mezz’ora si è già nella terza area espositiva, che sembra allestita per sorprendere il visitatore. Da solo, nella parete opposta all’ingresso, è sistemato lo splendido e famosissimo Autoritratto. Il giovane pittore appare di tre quarti, ci guarda negli occhi, la luce lo colpisce da sinistra, l’ombra si proietta su uno sfondo scuro. Anche questo celebre dipinto, la cui paternità è ancora oggi dibattuta, arriva dagli Uffizi fiorentini. Tutto intorno altri ritratti di giovani uomini arredano la sala.

L’iter prevede un ultimo ambiente, che raccoglie una serie di splendide maioliche cinquecentesche, molte delle quali realizzate dal maestro Nicola da Urbino. Ce n’è una in particolare, L’uccisione di Achille, che prende spunto da un disegno di Raffaello. La sensazione è che il “viaggio” sia terminato. Si riemerge a vedere il sole.


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